Parole in gioco

Per due mesi, un nuovo gioco di parole ogni settimana.

 

Lunedì 30 aprile 2018. "Non mi sento povero, anche se sono un semplice paroletario".

 

Lunedì 7 maggio 2018: "Porcellini e nanne". 

Chiunque possieda un porcellino sa bene quanto sia difficile, giunta la sera, farlo addormentare. Molto spesso, l’impresa si rivela addirittura impossibile: il vivace suino rimane sveglio a giocare mentre il padrone si addormenta, cullato da teneri, ludici grugniti.

La scienza ha indagato a fondo l’enigma e ha, di recente, scoperto la ragione per cui non esiste alcun porcellino che accetti di buon grado di coricarsi di buon’ora. Tre ricercatori universitari bolognesi hanno infatti pubblicato, nel numero di agosto di una prestigiosa rivista di etologia, i risultati dei loro lunghi studi. A fini meramente divulgativi, ve li presentiamo qui in forma semplificata, riassumendoli in una singola frase:

un por cel lino è un mai a letto.

Sarà probabilmente utile chiarire che all’Università di Bologna (Alma Mater Studiorum), per una prassi ormai consolidata, la balbuzie è ammessa anche nella scrittura. Infatti, essa vi è considerata un diritto e non, come avviene nelle altre (incivili) università italiane, una malattia. La/il balbuziente (più correttamente chiamata/chiamato: “la/il diversamente pronunciante”) ha con la propria balbuzie una relazione identitaria; pertanto, nell’illuminato ateneo bolognese, alle ricercatrici/ai ricercatori e alle studentesse/agli studenti è garantita la possibilità di scrivere come si parla, ossia di essere sé stesse/sé stessi senza essere costrette/costretti a nascondersi dietro le convenzioni della scrittura.

Sfortunatamente, la ricerca ha sì svelato la ragione dell’insonnia infantile suina, ma non ha identificato alcun rimedio. Del resto, i ricercatori non hanno fatto altro che enunciare una verità immutabile. Che le proprietarie/i proprietari di maialette/maialetti si mettano, dunque, l’anima in pace: bisogna lasciar giocare il cucciolo fino a tardi.   

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Lunedì 14 maggio 2018.

- Lo sai perché, se saluti due volte, significa che non te ne vai?

- Sì, lo so! E' perché, se saluti due volte, rimani!

 

prima volta:

seconda volta:

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Lunedì 21 maggio 2018: "Porca paletta".

"Porca paletta!", locuzione popolare italiana impiegata per esprimere un sentimento di rammarico (similmente all’interiezione “accidenti!”) ha origine da un francesismo. Nicolas Capalette era, infatti, il nome di un generale francese, attivo sul suolo italiano in epoca napoleonica, il quale non ne combinava una giusta, mettendo sempre nei guai i suoi soldati. La sua incompetenza e goffaggine erano proverbiali; tra il popolo italiano si era diffuso, quindi, il modo di dire sarcastico "(C'est) Pour Capalette!", utilizzato ogni volta che qualcuno faceva una stupidaggine, una gaffe, un errore grossolano - tale errore veniva così "dedicato a Capalette".

In seguito, perdendosi gradualmente la memoria dell'origine di questo modo di dire e anche a causa della sua frequente cattiva pronuncia, si diffuse la forma errata "porca paletta", per analogia con altre locuzioni interiettive, quale ad esempio "porca miseria"; con l’affermazione di tale forma errata si smarrì anche il carattere sarcastico dell’espressione originaria, così che la nuova locuzione non rappresenta oggi altro che una semplice variante del summenzionato “accidenti!”.

Qualche dubbio? Scrivici a: italianalinguaecultura@gmail.com.

 

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Lunedì 28 maggio 2018: "La mia mano è ditosa".

 

Studiamo le parti del corpo!

 

La mia mano è ditosa

il tuo cuore è battoso

la sua bocca è linguosa.

La nostra pancia è stomacosa

le vostre gambe son piedose

la loro testa è craniosa.

 

Adesso studiamo gli animali!

 

L’elefante è proboscidoso

la giraffa è collosa

la zebra è strisciosa.

I lupi sono ululosi

i cani abbaiosi

e gli uccelli volosi.

 

Ora studiamo le piante :-)

 

La margherita è petalosa

il papavero è gamboso

la quercia troncosa.

Il bosco è alberoso

il cespuglio foglioso

tutte le piante

son vegetalose!

 

E adesso, facciamo un esercizio. Trasformiamo tutte le affermazioni di sopra, insensate in italiano, in frasi sensate. Ad es., “la mia mano è ditosa” può essere trasformata in: “la mia mano ha cinque dita (come tutte le mani)”; “il bosco è alberoso” può essere reso con “il bosco è un insieme di alberi e di altre piante”. Per maggiori informazioni sulle parole in -oso, leggete qui. Scriveteci le vostre risposte a: italianalinguaecultura@gmail.com.

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Lunedì 4 giugno 2018: "Luna e Laltra".

 

 

Luna è assai pienotta

Laltra è sottile come un chiaro pelo,

Luna solida pernotta

Laltra trema nell’azzurro cielo.

Luna è la Dea del lupo più feroce

Laltra è pallidina di riflessa luce,

Luna è il tema di poesie solenni

Laltra è indicata con distratti cenni.

Luna cresce, poi decresce e ancor ricresce

Laltra appena a non sparire riesce,

Luna scrive il calendario degli umani

Laltra non sa se ci sarà domani.

Ma non c’è ingiustizia, perché c’è una promessa:

un giorno capirai che Luna e Laltra son la stessa.

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Lunedì 11 giugno 2018: "Mouse" è un toponimo.

La terra di Mouse, anticamente divisa, dal punto di vista statuale, in Mouse del Nord e Mouse del Sud, successivamente unificata in Grande Mouse - o "Regno di Mouse" - nel VI secolo a.c., quindi fiorente di civiltà per un ulteriore millennio, infine invasa dalla popolazione guerresca dei Cat (responsabile di un tragico sterminio) è oggi finalmente nota agli studiosi, in particolare per l'inaudito sviluppo tecnologico raggiunto all’apice della sua parabola culturale.

L'avanzatissima tecnologia elaborata dai Mouse, ammirata, ma anche temuta e pertanto non studiata né imitata dalle popolazioni coeve, andò completamente perduta (così come la memoria del popolo che l’aveva creata) ai tempi delle stragi cattiche; gli etnografi contemporanei sono però riusciti a risalire ai Mouse, principalmente grazie a un mito tramandato oralmente nell'area, diffuso esclusivamente tra la popolazione contadina. Il mito (noto come "Leggenda di Brin Page"), di difficile interpretazione, identifica il saggio Brin Page come il progenitore dei Mouse; menziona inoltre, come luogo di formazione dell'antieroe Zuckerberg, un certo Monte Monitor, soprastante la Valle della Tastiera e abitato dal Mostro di Jobs con la sua discendenza, la tribù dei Nerdgeek. Il resto della storia non è, come detto, affatto chiaro; vi appaiono dei Gates che si aprono per condurre a un oscuro palazzo, pieno di Windows ma privo di porte. I combattenti dei Mouse erano denominati Hackers, mentre la popolazione comune formava la classe degli App Artenenti e i governanti quella degli Orienters. Sia la vita civile che le guerre si svolgevano attraverso artefatti di alta sofisticazione tecnologica.

Destino ha voluto che Adriano Olivetti, durante la fase di progettazione del suo prototipo di personal computer, abbia avuto una breve storia d'amore con la sorella del principale studioso dei Mouse (l'etnografo M. M. Diswaltney), la quale - pare - gli avrebbe raccontato quanto aveva saputo dal fratello, spendendo con Olivetti parole appassionate in merito all'incredibile tecnologia di quel popolo. Di qui, il termine "Mouse" per designare lo strumento che tutti conosciamo e che ha dato, a sua volta, il proprio nome (per un’evidente somiglianza estetica) a quell'animale sgradevole ma in fondo simpatico che le nostre donne detestano. Potenza di un toponimo.

 

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Lunedì 18 giugno 2018. Freddure alimentari (la pasta).

 

- Perché la pasta, mangiata con le mani, è più buona che mangiata con la forchetta?

- Perché con le mani è più condita!

 

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Lunedì 25 giugno 2018. Marta Igienica.

Leggi qui l'incredibile storia di una bimba chiamata Marta Igienica.

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Lunedì 2 luglio 2018. Pensieri per la cara zia Lina.

 

Da bambino mi stupivo dell’incredibile vitalità di zia Lina.

A quel tempo, essendo già sposata, non riflettevo sul fatto che anche lei, di cognome, facesse in realtà Adrena; ma, anche quando la cosa mi passò causalmente per il capo, non mi resi affatto conto dell’ovvietà di un tale tratto caratteriale.

Fu solo allorché, già adolescente, la accompagnai in un ufficio comunale, che compresi tutto, grazie all’impiegato che ne pronunciò le generalità in quel modo per me così inaudito e bizzarro.

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Ora che sono un uomo, da tempo oramai non ci sei più; sapessi quanto, quanto mi manchi, cara zia. La tua energia, la tua passione.

La mia vita ha preso una brutta piega, sai. Alla morte tua, di tuo fratello e di sua moglie in quel vostro terribile incidente stradale, da novello orfano fui affidato a zia Rita, sorella di mia madre e donna, come ben sai, aggressiva, severissima, nevrotica fino all’isteria.

Quel periodo, durato quasi quattro anni, lo ricordo come il peggiore della mia tarda giovinezza e prima età adulta; ancora oggi, seppur pienamente maturo e indipendente, sento gravare su di me il peso di quei giorni infernali e sono tristemente consapevole del loro legame con le turbe psichiche che amici e familiari mi fanno spesso notare, talora con affetto, talora con sarcasmo.

Non vado mai a trovare zia Rita, perché sto cercando di dimenticare e di superare tutto. D’altra parte, neanche mia madre, donna comunque meravigliosa, aveva mai brillato per tranquillità e lucidità. Quasi nessuno, nella lunga storia della famiglia Esau, ha mostrato le doti dell’equilibrio e della serenità interiore. Se un giorno avrò dei figli, dei piccoli Adrena, spero che erediteranno la grinta tua e di mio padre, non l’angosciosa e meschina iperattività degli Esau. Un’eventuale figlia femmina, naturalmente, non potrà che chiamarsi Lina.

Mi manchi, mi manchi, mi manchi. Mi manchi!

Un caro abbraccio,

tuo affezionato

affezionatissimo!

Nipote

Alberto Adrena