ITALIANA - Lingua e Cultura

Ossimori e politica

 

"L’uso della 'politica dell’ossimoro' da parte dei governi dei Paesi occidentali nell’era della globalizzazione è diventato sistematico. Sappiamo che l’ossimoro, forma retorica che consiste nel giustapporre due idee contrarie, permette ai poeti di farci percepire l’indicibile ed esprimere l’inesprimibile. Utilizzato dai tecnocrati, l’ossimoro serve soprattutto a farci prendere lucciole per lanterne". (Serge Latouche, Come reincantare il mondo, 2019)

 

La politica dell’ossimoro è una versione raffinata e avanzata della tradizionale strategia del bastone alternato alla carota, una tradizione che ha avuto fra i suoi picchi storici le “guerre sante”, i “monaci guerrieri” e il “dispotismo illuminato” ed è giunta fino ai primi del Novecento con lo “speak softly and carry a big stick” di Theodore Roosevelt e il “centralismo democratico” di Vladimir Lenin; la nuova versione, che punta a un effetto ideologico subliminale ed è sia in nuce nella filosofia politica “dialettica” di Hegel che già in buona parte realizzata nell’espressione leniniana appena vista, raggiunge uno straordinario picco creativo nell’immaginazione letteraria nell’anno 1949, con l’immortale 1984 di Orwell:

 

War is peace

Freedom is slavery

Ignorance is strenght

 

Dalla realpolitik visionaria (un altro ossimoro politico) di Lenin, dalla distopia di Orwell, si passa alla politica iperrealistica e mediocre, prima ironicamente con le “convergenze parallele” di Eugenio Scalfari (falsamente attribuite ad Aldo Moro) e poi sempre più seriamente (anzi, no: è grave, ma non è seria) fino ad arrivare allo “sviluppo sostenibile” dei sociocrati europei, alle guerre giuste dei “liberali-conservatori” USA, alle “idee di sinistra, valori di destra” del pur talentuoso filosofo politico Diego Fusaro, alle espressioni ipocrite dei governi occidentali quali “distanziamento sociale”, ai relativamente innocui meme ideologici della serie keep calm and..., alle prese in giro in perfetto stile new economy dell’occupazione “self-employed” e del licenziamento “let you go”, al progressismo chic e tecnocratico del “think globally, act locally” (sintetizzato in "be glocal"), alla mistificazione politicamente corretta e socialmente obbligata dei Paesi “in via di sviluppo” e in Piazza di Miseria.

Del resto, proprio come gli “imperi nazionali” di un certo passato e gli Stati nazionali “sovranazionali” di un incerto futuro, la “democrazia liberale” di oggi è già in sé un clamoroso ossimoro -  un ossimoro su cui si fonda una discreta parte della nostra costruzione ideologica, sociale, economica.

In positivo, la formula latouchiana della “decrescita serena” (impropriamente diffusasi in Italia come “decrescita felice”) è anch’essa un ossimoro politico, che vuole però funzionare come disinnescatore delle ossessioni produttivistiche e consumistiche molto più che come innescatore di nuove bizzarrie politico-sociali: lo stesso Latouche sottolinea ripetutamente, nei suoi scritti, come si tratti principalmente di abbandonare il fanatismo della crescita, non certo di adottarne uno della decrescita. Nel suo brano musicale del 2007 reso celebre da Eddie Vedder, Society, Jerry Hannan così si esprime:

 

There’s those thinking, more or less, that less is more;

but if less is more, how are you keeping score?

Means for every point you make, your level drops,

kind of like you’re starting from the top

and you can’t do that.

 

(C’è chi pensa, più o meno, che il meno sia più; / ma se il meno è più, come tieni il conto? / Significa che per ogni punto che segni il tuo livello scende, / tipo come se tu partissi dalla cima / e questo non si può fare).

Dove lingua e società si incontrano, è in gioco l’ideologia, ossia il potere mentale diretto su un gruppo umano sottomesso. Gli ossimori linguistici riflettono le contraddizioni sociali.

 

(Alberto Cassone, 2020)