Machiavelli, Guicciardini e il ritorno del Fascismo

Si discute moltissimo, nell’Italia del 2018, di un possibile ritorno del Fascismo. A proposito della possibilità che “la storia si ripeta”, due tra i più acuti pensatori politici del Rinascimento fiorentino, Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini, avevano idee opposte. Si tratta di due veri classici, di due giganti della cultura italiana, quindi proviamo per un attimo a salire sulle loro spalle.

Machiavelli, soprattutto nei suoi Discorsi (1513-1531), spiega come i Romani riuscissero a leggere le sempre nuove situazioni politiche e militari che gli si presentavano davanti confrontandole con quelle che avevano già vissuto, evitando quindi di commettere gli stessi errori, ripetendo le mosse che erano state già vincenti e riuscendo anche ad astrarre regole generali di comportamento calibrate su diverse tipologie di situazioni.

Fu soprattutto grazie a questo approccio che, secondo Machiavelli, i Romani ebbero il successo politico e militare che tutti conosciamo.

Il Machia, com’era chiamato dai suoi amici da ragazzo, scriveva meravigliosamente ed era, come detto, un pensatore estremamente acuto e convincente. Amante della Repubblica e della libertà, fu per questo esiliato dai Medici, con i quali cercò, un po’ vilmente, di riconciliarsi scrivendo il Principe, passato poi alla storia come uno dei saggi politici più favorevoli alla tirannide.

Guicciardini, invece, proveniva da una famiglia aristocratica ed era un uomo riservato e geloso della propria dignità e del proprio onore. Come Machiavelli, ebbe incarichi politici, ma non cadde in disgrazia quando a Firenze la Repubblica cedette il posto alla Signoria medicea. Fu più individualista e attento al proprio interesse particolare, ma con la sua Storia d’Italia regalò anch’egli alla nostra cultura un capolavoro oggi ancora vivo.

Il maggiore individualismo di Guicciardini spiega anche il suo diverso pensiero a proposito del nostro tema, ossia a proposito della possibilità che la storia si ripeta e che possiamo imparare qualcosa di utile per il nostro futuro dagli avvenimenti passati.

Nei suoi Ricordi (1512-1530) e nelle Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli (1529) egli sostiene che ogni situazione è differente, che non ci si debba illudere tentando di ricondurla ai nostri schemi costruiti sulle esperienze del passato ma che si debba invece coltivare la speciale facoltà della “discrezione”, intesa come capacità di discernere in ogni caso particolare ciò che gli è proprio, ciò che lo rende unico e irripetibile; solo chi sia in grado di comprendere ogni situazione per quello che è e non per quello che ricorda sarà capace di affrontarla nel giusto modo.

Tornando quindi all’Italia di oggi: dobbiamo imparare dal passato e tentare coraggiosamente di fermare sul nascere quello che ci sembra essere un ritorno del Fascismo, oppure dobbiamo liberarci dei fantasmi del passato e affrontare in modo intelligente il nuovo scenario politico che si presenta ai nostri occhi?

(Alberto Cassone)

Sul rapporto tra il Fascismo e gli Italiani, leggi anche questo articolo.

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