L'Italia, il Borgo e l'Europa

 

 

L’Italia è un Paese di numerose e forti identità. Il tema è stato esplorato più in profondità in questo articolo.

La visione dell’Italia di oggi come Paese meticcio è quindi pura fantasia, o mera propaganda (si veda anche l’articolo di Giovanni Sartori).

Lo Ius soli, pertanto, non ha forse molto a che vedere con l’Italia, con la sua storia (le sue storie) e la sua identità (le sue identità). La nazionalità non è un valore significativo, da noi; assegnarla di diritto equivale a non assegnare un bel nulla o quasi. Potrebbe essere meglio rispettare, allora, le tradizioni e le culture altrui, persistendo nello Ius sanguinis. Ma, qualunque sia la vostra posizione in merito, è possibile confrontarsi serenamente, scambiarsi idee senza adirarsi, e restare buoni amici: il problema è sofisticato, sfugge agli schieramenti tradizionali (l'imposizione di un'identità unica, in nome dello Stato-Nazione, è più di destra o più di sinistra rispetto alla conservazione dell'identità di ciascuno in nome della diversità delle culture di appartenenza?) e non merita in alcun modo il peso ideologico che gli è stato attribuito.

Perché, dunque, viene ciclicamente proposta – e respinta – l’introduzione di questo nuovo principio? In questo momento (scrivo nel 2017) l’unica spiegazione sensata può essere rintracciata nella sfera della politica internazionale. Come ha fatto giustamente notare Giovanni Sartori (si veda anche questo video), l’introduzione dello Ius soli comporterebbe un grande aumento dell’immigrazione, finalizzato a far nascere cittadini italiani (e, quindi, europei) sul nostro territorio.

L’Unione Europea, se quanto affermato dal celebre politologo è vero, non può che essere spaventata da una prospettiva simile. Ed ecco quindi che l’Italia, discutendo in modo inconcludente, per mesi, su questo tema, si ritrova con una bella carta in mano, da giocare nelle lotte e negli equilibri di potere tra stati nazionali all’interno dell’UE.

Con questo teatrino, l’élite politica italiana dimostra una voltà di più la propria incompetenza e irresponsabilità, il proprio menefreghismo nei confronti degli Italiani, esasperando gli animi della gente, generando liti e lacerazioni, mettendo i “razzisti” contro i “buonisti”. Questo non è certo un modo sano di coinvolgere i cittadini nel dibattito democratico. Sarebbe invece il caso di distinguere tra immigrazione tout court (Umberto Eco non ha parlato certo a sproposito quando ha scritto dell’inarrestabilità delle migrazioni di popoli in determinati periodi storici), un fenomeno che la politica dev’essere disposta ad accettare e gestire serenamente, non certo a combattere, ed espansione islamista, ossia espansione programmata di un’ideologia intollerante, che non accetta la separazione tra Stato e Chiesa, che non concepisce i diritti umani, che – in altre parole – rifiuta la dimensione più nobile del nostro modo di vivere e di pensare e desidera combatterlo con qualsiasi mezzo.

Quest’espansione va combattuta, senza falsi pudori, infondati sensi di colpa storici e ipercorrettismi politici, da tutta la nostra comunità, politica in testa. L’islamofobia non esiste (è un termine coniato da un Ayatollah tra i peggiori); come tutti i grandi autori che hanno scritto sulla tolleranza hanno dichiarato a chiare lettere, bisogna tollerare tutto fuorché l’intolleranza.

(scritto da Alberto Cassone. www.italianalingua.it) Non sei d'accordo? Scrivici per darci la tua opinione.


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