La veterolingua italica

Il filosofo politico italiano Diego Fusaro ha scritto recentemente contro la Neolingua (termine che traduce il Newspeak immaginato da George Orwell nel 1948 come paradigma di una lingua forgiata per funzionare da strumento del totalitarismo) del neoliberismo globalistico, detta anche Globish, auspicando che una “Veterolingua” localistica (nel nostro caso, “italica”) possa affermarsi e contrastare, appunto, la diffusione della Neolingua (https://www.interessenazionale.net/blog/riprendiamoci-veterolingua-italiana-contro-neolingua-dell-inglese-dei-mercati). La Veterolingua italica funzionerebbe, secondo il progetto, da strumento linguistico del sovranismo, ossia di quella corrente di pensiero che desidera restituire il potere sociale alla politica (reputando che esso sia oggi in mano all’economia) e che individua come soggetto politico di tale restituzione di potere lo stato nazionale.

In sostanza, si tratta di tornare indietro: non uno stato nazionale rinnovato immagina il filosofo italiano, ma proprio quello stesso stato nazionale che, prima dell’avvento del neoliberismo negli anni Ottanta del secolo scorso e della fine del Patto di Varsavia, era stato a suo parere il principale detentore di potere sociale. 

Diego Fusaro chiama tale progetto “rivoluzionario”, ma sarebbe più adatto, a rigor di logica, impiegare l’aggettivo opposto: “reazionario”. Se il soggetto politico secondo lui destinato a realizzare storicamente l’ideologia sovranista fosse un’Unione Europea profondamente rinnovata nei valori, molto più integrata, politicamente forte, tale progetto avrebbe ben altro significato e ben altra portata. Invece Fusaro, nelle sue interviste e nei suoi articoli, elogia il ruolo storico dell’Unione Sovietica, supporta la Russia di Putin e rimpiange l’Italia della Prima Repubblica, pur riconoscendone la corruzione.

Ad ogni modo, e questo è invece ammirevole, il filosofo politico non si limita a parlare, a dichiarare un sogno, a enunciare una speranza; egli agisce, mettendo immediatamente in pratica il suo progetto (sto parlando del suo progetto linguistico). I suoi articoli, infatti, sono scritti proprio in quella “veterolingua italica” da lui teorizzata, per cui la mente non può non andare a grandi Italiani come Dante Alighieri e Alessandro Manzoni, alla loro fenomenale sensibilità linguistica, alla loro capacità di immaginare e poi effettivamente realizzare un profondo rinnovamento della lingua. Andiamo perciò a vedere, brevemente, in che cosa la lingua scritta impiegata dal Professor Fusaro (docente di ruolo presso l’Istituto Alti Studi Strategici e Politici di Milano) si distingua dall’italiano standard comunemente utilizzato oggi nella scrittura, iniziando da un passaggio programmatico tratto dal summenzionato articolo:

Ecco perché oggi parlare la propria lingua nazionale è un gesto rivoluzionario. Non solo. Occorre, con Sallustio, selezionare con ponderazione le parole più raffinate e più pregne di storicità, anche a costo di essere scherniti dai mandarini del pensiero unico cosmopolitico: Nuova York in luogo di New York, terminale in luogo di computer, corriera in luogo di pullmann, e così via. Occorre, in compresenza di due parole dal medesimo significato, scegliere diligentemente sempre la forma più arcaica e desueta: spagnuoli in vece di spagnoli, ananasso in vece di ananas, maraviglia in luogo di meraviglia, palmizi in luogo di palme, pronunziare in luogo di pronunciare, e così via. Si tratta, occorre averne coscienza, di una battaglia culturale della massima importanza. 

Nell’articolo del suo blog (https://www.ilfattoquotidiano.it/blog/dfusaro/, ospitato dal Fatto quotidiano) “Migranti, due contraddizioni nei discorsi buonisti” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/13/migranti-due-contraddizioni-nei-discorsi-buonisti/4348609/), Diego Fusaro impiega i seguenti termini (di cui forniamo, al termine dell’articolo, la variante italiano standard): “sunteggiare”, “orbene”, “siffatta”, “cagionando”, “giammai”. Nell’articolo “Gentismo, un’altra parola della neolingua” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/14/gentismo-unaltra-parola-della-neolingua/3913702/) appaiono le seguenti espressioni: “aprioricamente”, “termine di nuovo conio”, “sia pure cursoriamente”, “Danaro”,  “irredimibilmente colpevoli”. Nel suo “Elogio gramsciano del padre e della patria. Risposta a Michela Murgia” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/14/elogio-gramsciano-del-padre-e-della-patria-risposta-a-michela-murgia/3976612/) Diego Fusaro scrive: “ho avuto la ventura di”, “ove”, “concetti perigliosi”, “salvo errore”, “Ella” (in funzione di soggetto per la terza persona e non come forma di cortesia per la seconda persona), “non v’è dubbio”, “cangiante”, “pare non avere contezza”, “presupposto mendace”. Nell’articolo “Fenomenologia dello spread” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/18/fenomenologia-dello-spread/4364865/) leggiamo: “principia a palesarsi”, mentre in ““Chiamatela ‘glebalizzazione’, la globalizzazione come sciagura” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/11/chiamatela-glebalizzazione-la-globalizzazione-come-sciagura/4286892/) appaiono le espressioni “in tal guisa” e “ve lo spiego con un exemplum”. Ne “Il giovane Marx al cinema, lo vedano soprattutto i suoi odierni traditori” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/04/06/il-giovane-marx-al-cinema-lo-vedano-soprattutto-i-suoi-odierni-traditori/4276162/) attirano l’attenzione “un sol rigo”, “acribia”, “vada al cinematografo”, “perigliose vicende”, “denunziate”, “affrancarsi dalla presa mortifera”; nel suo “Elogio della Russia di Putin” (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/03/19/elogio-della-russia-di-putin/4236512/) troviamo le seguenti espressioni: “Lasciate ch’io vi spieghi”, “vitreo teatro”, “armigeri del pensiero unico”, “svolgere il ruolo di altera pars”, “l’asserto yes, we can”, “vi è bisogno”, “in guisa convergente”, “giova rammentarlo”.  

L’inusuale ma elegante (e precisissima) lingua del filosofo politico Diego Fusaro si nutre quindi di latinismi, di termini italiani desueti (o di termini consueti ma riproposti in una forma oggi desueta), di parole ed espressioni del lessico colto, di termini specialistici della filosofia, di neologismi creati attraverso giochi di parole.

Dopo questa rapida analisi, chi ancora non credesse che il progetto (politico) in questione sia reazionario e non rivoluzionario può dare un’occhiata alla lista di parole comparsa sul suo blog personale, all’indirizzo https://www.diegofusaro.com/fondamenti-veterolingua-italica/:

                       

Non vi ricorda qualcosa? 

Diego Fusaro ha un talento, un’intelligenza linguistica unica. È anche capace di giochi di parole geniali (“glebalizzazione” è uno dei più brillanti). Politicamente, però, è un hegeliano di destra, ossia un reazionario, pur credendosi un rivoluzionario. Speriamo, quindi, che usi le sue doti come fecero Dante e Manzoni e non come fece Robespierre.

(Alberto Cassone)

 

Tabella di conversione - Veterolingua italica/Italiano standard:

 

www.italianalingua.it


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