ITALIANA - Lingua e Cultura

La mia Perugia raccontata da Marina Milovanovic

Le mie impressioni ­su questa città umbra non possono essere raccontate senza una piccola introduzione, o meglio una spiegazione degli eventi che avevano preceduto il mio primo incontro con Perugia. Così si capirà meglio l’entusiasmo che ha provocato in me. Dunque ...

L’anno 2005, Facoltà di Filologia di Belgrado, Dipartimento di Italianistica, un bel pomeriggio primaverile e una pausa fra le lezioni. Io, studentessa del terzo anno, mi sono ritrovata nella sala di lettura e ho notato subito alcuni fogli di carta, sparsi su uno dei tavoli. Sembravano dire: “Scegline pure uno!” Erano dei manifesti, e così ne ho scelto uno con l’insegna “Umbria Jazz 05, Perugia, Italy, July  8 – 17”. Italia, Perugia, jazz, estate, tutto quello che amavo, in un unico posto in un unico momento! Così è nato in me un irresistibile desiderio di andarci e il manifesto ha trovato posto su una delle pareti della mia camera.

L’anno dopo, un bel giorno primaverile, la segretaria del mio dipartimento mi ha chiamato informandomi della borsa di studio che mi era stata assegnata dall’Università per Stranieri di Perugia, con la possibilità di scegliere il mese in cui volevo andarci – luglio,  agosto o settembre. Visto che Umbria Jazz è in luglio, la scelta non era difficile e io ero inondata da uno di quei rari momenti di vera felicità.

Così alcuni mesi dopo, mentre in treno mi avvicinavo alla città giacente sulla collina, potevo accorgermi della mistica bellezza del passato che la avvolgeva. E Perugia mistica lo è veramente: un intreccio delle epoche passate, etrusca e medievale, che danno alla città un aspetto fiabesco. Sì, come una fiaba, la prima cosa che ho pensato e detto a un perugino, uno di quelli che girano intorno alle studentesse straniere appena arrivate. Potete immaginare cosa mi ha risposto: “ E allora, io sono il tuo principe!!!” E di principi ce ne sono tanti, a Perugia. A parte questa simpatica (ma non sempre) inclinazione perugina per le donne straniere, la gente è molto gentile e cordiale, sempre pronta a porgervi aiuto se ne avete bisogno. Mi ricordo di una ragazza che è tornata indietro solo per portarmi fino al mio appartamento in via San Giacomo che io, appena arrivata in centro, cercavo di trovare inutilmente, così smarrita com’ero con i bagagli tra le vie antiche. Però, tranne quegli incontri quotidiani con insegnanti, commessi, passanti, in effetti non avevo l’opportunità di conoscere un po’ di più la gente del posto. Avevo l’impressione che si fossero ritirati di fronte all’assalto di tanti turisti e studenti stranieri, che si fossero chiusi in un nucleo solo a loro noto. Ma io ero ugualmente felice, perché ho conosciuto quell’altra parte della città che non è solo la sua gente, cioè la città stessa. Perugia, con le sue suggestive piazzette, strette e ripidissime viuzze, e, certo, innumerevoli scalinate – ci vuole un po’ per abituarcisi, ma poi tutto diventa più facile. Almeno, per me è stato così.

Inoltre, ho avuto questa grande fortuna di vedere la città al vertice del suo fascino, durante Umbria Jazz. È il momento in cui Perugia è più bella. A tutti gli amici che vorrebbero visitarla, dico sempre di andarci in quel periodo. Anch’io ci sono andata di nuovo l’estate scorsa e... di nuovo le stesse emozioni, provocate da un groviglio di suoni, immagini e voci di tanti turisti e amanti del jazz. Mi piace questa sensazione che accompagna Umbria Jazz, sensazione che qualcosa stia sempre succedendo. Puoi girare per le vie affollate senza meta gustando magiche note del jazz di alcune band sconosciute, ma altrettanto brave. E per di più, gratuitamente! E poi i colori e profumi d’estate, mescolati con le facce spensierate della gente e accompagnati dai suoni della musica e di tante lingue diverse. Insomma, una sensazione che si deve vivere e per cui Perugia è un posto così speciale.

Benché sia difficile incorniciare tutte le impressioni scrivendo un testo come questo, devo aggiungere ancora che “la mia Perugia” è fatta di tante altre cose. Dei pomeriggi sereni, trascorsi a contemplare antiche facciate e magnifiche viste panoramiche; delle allegre serate con gli amici sulla terrazza, con una cenetta e qualche bicchiere di Chianti; delle ore passate sui libri nelle aule pittoresche dell’Università; dei preziosi incontri e conoscenze impressi nella mia memoria per sempre...

C’è però una cosa che mi mancava durante il mio soggiorno a Perugia, una cosa che, secondo me, manca anche alla città stessa – l’acqua. Magari un piccolo fiume, un laghetto... Certo, nelle immediate vicinanze della città ce ne sono, ma nel centro storico in cui si svolge la vita sociale e culturale, niente. E l’idea di scendere ogni giorno fino alla stazione ferroviaria e prendere il treno per il lago Trasimeno, per esempio, non è sempre realizzabile e nemmeno allettante. Mi ricordo che ogni volta che mi avvicinavo al parapetto dei Giardini Carducci mi aspettavo una magica vista sul mare o sul lago, e invece appariva il bel paesaggio umbro sotto l’ardente sole di luglio. In estate a quasi 40˚C non è proprio la cosa che vi rinfresca, anche se questo paesaggio è affascinante a modo suo, però quando dico “acqua” penso più a qualcos’altro, a una specie di contemplazione dell’acqua, a un’armonia che essa porta. Così l’idea di trasferirmi a Perugia (che a volte mi prendeva) risultava poco probabile proprio per la mancanza di una cosa così importante per me.

Ecco, mi sembra che sia arrivato il momento di portare a termine la mia storia. Credo che ogni persona che visita questa città e ci si trattiene per un po’ riesca a creare un piccolo mondo di esperienze e impressioni del tutto personali. Anche “la mia Perugia” è un piccolo mondo, nutrito e custodito con molta cura. E non è la prima volta che ne scrivo; anzi, quando stavo per tornare in Serbia, la mia coinquilina americana mi ha detto di scrivere qualcosa prima di lasciare la città, che così era più facile salutarsi. L’ho fatto. Perché non è facile lasciare Perugia! Nel frattempo, mi sono trasferita più volte, ma conservo ancora quel manifesto che mi accompagna e mi ricorda lo spirito fiabesco di questa città.

M. M.

La mia Perugia