La lingua e l'amore

L’amor che move il sole e l’altre stelle: chiudendo così il suo capolavoro, Dante non scriveva di amore sentimentale, ma di attrazione fisica, tra le stelle da una parte e Dio dall’altra. Un’attrazione fisica che è, dunque, amore – il sole e le stelle anelano a congiungersi, a fondersi con Dio in una cosa sola.

Nella filosofia di Platone e poi di Aristotele, il simile è attratto dal simile; i corpi solidi cadono in terra perché tendono a ritornare nel loro luogo naturale, ad aggregarsi a ciò che è loro simile; il fuoco sale in cielo per il medesimo motivo; tutto l’universo, ad ogni modo, anela alla perfezione, cioè a unirsi al motore immobile (il quale non è lo stesso Dio degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani, naturalmente, non avendo i connotati del Padre celeste).

Il principio al cuore di queste visioni filosofiche è, per la fisica di oggi, la gravità; essa era per Newton una forza misurabile ma misteriosa; per Einstein, si trattava invece di una deformazione della curvatura spazio-temporale. Per Dante, il quale nel riformulare poeticamente Platone e Aristotele non usava l’allora inesistente termine gravità, era amore tra entità in qualche modo simili, eterna ricerca del riposo nella perfezione.

Del resto, per i pochi romantici nel nostro mondo rimasti, l’amore è un ritornare a casa; è trovare una casa nuova, la quale però, in qualche modo, c’è sempre stata. Corpo e anima non sono più distinti; non c’è alcuna differenza, per gli amanti, tra attrazione fisica e amore. Solo gli accademici credono in tali distinzioni; i veri filosofi, anche loro innamorati anche se della verità, non ci cascano.

L’amor che move il sole non governa soltanto la fisica; tutto vi è soggetto, omnia vincit amor. Nelle lingue verbali, tale forza dall’esistenza a un tempo incomprensibile e innegabile si manifesta in svariati modi. Uno di essi è l’attrazione fra elementi linguistici, a causa della quale essi tendono a presentarsi insieme. Prendiamo alcuni esempi dalla lingua italiana:

nei paraggi del sostantivo decisione si troveranno molto spesso il verbo prendere e/o l’aggettivo difficile;

prima del sostantivo verità troveremo spesso gli aggettivi pura o amara;

in un tragico e prevedibile finale di storia, il cuore sarà spesso preceduto dal verbo spezzare o seguito dall’aggettivo spezzato;

a braccetto del verbo cogliere si troverà molto spesso il sintagma in fallo;

dopo l’aggettivo aitante apparirà sempre il sostantivo giovane, con un baldo aggettivo pronto a intromettersi;

nelle immediate vicinanze del sostantivo bosco faranno frequentemente capolino gli aggettivi fitto e cupo;

e così via (e così via).

Ogni lingua è intessuta d’amore. Spesso cieco: la maggior parte dei verbi usati intransitivamente si accompagnano a solo una o due preposizioni, da essi scelte con criteri di difficile razionalizzazione: provare a, ma cercare di. Oppure, geloso, quasi ossessivo: i sostantivi cercano gli articoli e gli articoli, così come gli aggettivi, non possono vivere senza i sostantivi. Proprio come l’amore tra gli amanti, l’amore tra sostantivi e aggettivi qualche volta richiede un verbo copulativo o una vera e propria copula (mio marito è bellissimo, la donna mia pare tanto gentile e tanto onesta, l’uomo mio diventa freddo), ma spesso e volentieri riesce a farne a meno: il mio bellissimo marito, la mia gentile e onesta donna, il freddo uomo mio. Ha spesso bisogno di sapienti intercessori, in apparenza (ma solo in apparenza) alquanto diversi da Cupido; i soggetti, quando vanno in cerca di complementi, ricorrono infatti all’intermediazione disinteressata dei predicati. Altre abilissime consulenti d’amor son le congiunzioni, capaci di soddisfare il desiderio delle proposizioni di coordinarsi, di subordinare, di essere subordinate.

La magia dei simili che si rincorrono e infin si trovano non si dispiega solo sul piano sintagmatico (ossia nella sequenza lineare, scritta o orale, dell’enunciato) ma anche su quello paradigmatico (si tratta dell’insieme mentale degli elementi collocabili in un determinato punto di una determinata sequenza): nello spazio vuoto dell’enunciato il tempo è ................ oggi, usciamo, dai! possiamo inserire un aggettivo scegliendolo da un piccolo gruppo di amici molto stretti: bellissimo, splendido, incredibile, fantastico...

La parata dell’amore linguistico prosegue; ma io la lascio andare per la sua fantasmagorica strada. Faccio una pausa caffè; dalla finestra del bar la osservo sparire all’orizzonte. So per certo che ben presto la rincontrerò; perciò me la prendo comoda, anche perché, ora, ho voglia di creare un attimo di silenzio.

Dovrei sempre fare un piccolo silenzio prima di menzionare lui, uno degli artisti più grandi del nostro tempo. Maestro del linguaggio, sofisticato creatore di dialoghi, Woody Allen ha intitolato un suo incantevole film “Everyone Says I love You”. Ognuno dice ti amo.

Scrivendo questo articolo, ho provato a dimostrare che ogni parola dice ti amo. Perché credo che ogni cosa dica ti amo.

(Alberto Cassone)   


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