L'ordine in italiano delle parole

Delle parole in italiano l'ordine molto importante è... ma libero anche molto.

L'oggetto principale della "sintassi" (dal greco: "sistemare insieme") è la "sistemazione" (l'ordinamento, la disposizione, la combinazione) delle parole. Nell'ordinare le parole, in molte lingue (italiano incluso) lo schema fondamentale seguito è: Soggetto + Predicato. Ma l'italiano è più libero dell'inglese, del francese, del tedesco. La sua libertà nell'ordinamento delle parole rappresenta uno splendido strumento nelle mani degli scrittori - o forse sono stati proprio gli scrittori italiani, nei secoli, a forgiare questo strumento. Però, se sei uno studente straniero alle prese con l'italiano e la sua sintassi, la libertà può crearti dei problemi di comprensione, oltre che di costruzione attiva di frasi ed enunciati. Ricorda allora che:

il TEMA è quello di cui si parla;

il REMA è quello che si dice del TEMA.

In italiano, il TEMA viene prima del REMA (tranne in alcuni casi che vedremo più avanti). Di solito, il tema coincide con il SOGGETTO e il rema con il PREDICATO: "L'uomo (tema, soggetto) è intelligente (rema, predicato)". Ma non sempre è così: "Bianca (tema, predicato) è la neve (rema, soggetto)"; "scema (tema, predicato) sei tu (rema, soggetto)!" In queste due frasi, nelle quali il soggetto e il predicato sono stati "invertiti", il tema non coincide con il soggetto ma con il predicato, mentre il REMA (quello che si dice del TEMA) è il soggetto.

Normalmente, quello di cui parliamo rappresenta l'informazione che ci è già nota prima della formulazione della frase, mentre quello che ne diciamo rappresenta l'informazione nuova: "Gianni (tema, soggetto, NOTO) viene a mezzogiorno (rema, predicato, NUOVO)". Vediamo allora come, anche da questo punto di vista, si possa facilmente creare un'inversione rispetto al soggetto e al predicato: "A mezzogiorno (tema, predicato, NOTO) viene Gianni (rema, soggetto, NUOVO).

Negli esempi visti sopra, le inversioni sono state possibili perché i verbi erano intransitivi. Ma quando il verbo non lo è, né è passivo, avrai bisogno di trucchi più sofisticati per riuscire a far coincidere il soggetto con il REMA e con il NUOVO (cioè, con "l'informazione nuova"), trucchi quali ad esempio:

- la DISLOCAZIONE: "Il libro lo prendo (predicato, tema, noto - CON AGGIUNTA, PRIMA DEL VERBO, DI UN PRONOME ATONO RIDONDANTE) io (soggetto, rema, nuovo)". Un altro esempio: "Gianni lo accompagno io".

- lo SDOPPIAMENTO: "Non sono stato io (rema, soggetto, nuovo) a rubare la marmellata (tema, predicato, noto)". In questo caso, una frase viene scomposta in due, la prima venendo a esprimere REMA, SOGGETTO E INFORMAZIONE NUOVA e la seconda TEMA, PREDICATO, INFORMAZIONE NOTA (notiamo qui un'eccezione rispetto alla consuetudine per cui il tema appare prima del rema).

Fin qui, abbiamo parlato solo di soggetti e predicati. Ma dove collochiamo (come ordiniamo) i COMPLEMENTI? Dipende: di volta in volta, in ogni caso concreto, dobbiamo capire quale ordinamento permette di evitare possibili ambiguità di significato. "Ho letto un libro sugli Stati Uniti di Obama": Obama è l'autore del libro, o il presidente degli Stati Uniti durante il periodo trattato da un libro scritto da un'altra persona? Sarà allora meglio dire così: (1) "Ho letto un libro di Obama sugli Stati Uniti"oppure (2) "Ho letto un libro sugli Stati Uniti di Obama": se sappiamo che in (1) Obama è l'autore, sappiamo anche in (2) egli è il presidente. La presenza virtuale della frase (1) dissolve l'eventuale ambiguità della frase (2).

Inoltre, gli scrittori italiani hanno una grande fortuna (o un grande merito): i complementi di luogo e di tempo stanno molto bene prima del soggetto (oltre che, naturalmente, dopo di esso): "Ieri, a casa, ho letto un libro su Hegel di 300 pagine, per 12 ore, in bagno". "A Berlino, tre settimane fa, ho giocato a tennis con Wim Wenders per due ore su un campo di erba artificiale. Le sue palle erano veramente pesanti". La libertà di collocare i complementi di tempo e di luogo prima del soggetto aiuta a evitare ambiguità, o pesanti successioni quali: "Ho letto un libro su Hegel di 300 pagine, ieri, per 12 ore, a casa, in bagno"; "ho giocato a tennis con Wim Wenders tre settimane fa a Berlino per due ore su un campo di erba artificiale". Naturalmente, anche in questi casi vale la dialettica tra REMA e TEMA, tra NUOVO  e NOTO: sentite la differenza tra (1) "Ieri ho studiato" e (2) "Ho studiato ieri"? Tra (3) "Alla posta sono andato" e (4) "Sono andato alla posta"? (Se ancora non la sentite, scrivetemi a: cassonealberto@gmail.com)

Che questa breve spiegazione vi abbia aiutato, lo speriamo! Alla pagina "Scarica materiali" (sezione: "lingua italiana") del sito troverete anche una piccola, divertente attività didattica sulla posizione dell'aggettivo. Vi salutiamo con un racconto di Stefano Benni, "Il verme disicio", tratto dalla raccolta "Il bar sotto il mare" (Feltrinelli, 1987) e decisamente in tema con quanto abbiamo oggi scritto.   

La presentazione del tema è opera nostra, ma siamo debitori a "Italiano - Corso di sopravvivenza" di Massimo Birattari (Ponte alle Grazie, 2000) per numerosi contenuti e spunti, inclusa l'idea della citazione finale da Stefano Benni.

IL VERME DISICIO

Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con preferenza per le "emme" e le "enne", ed è ghiotto di parole quali "nonnulla" e "mammella".

Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino, che rosicchiando punti e virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del tipografo e del critico.

Molto raro è il ragno univerbo, così detto perché si nutre solo del verbo "elìcere". Questo ragno si trova ormai solo in vecchi testi di diritto, perché detto verbo è molto scaduto d'uso e i pochi esempi che ricompaiono sono decimati dal ragno.

Vorrei citare ancora due biblioanimali molto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocòpio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo, con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli di giornale che sembrano sgrammaticati sono invece stati devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L'apocòpio succhia la "e" finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). Nell'Ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è assai ridotta.

Ma come dicevamo all'inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatore è sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un'altra, e mette quest'ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il racconto perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com'era prima dell'augurio del verme disicio.

Così il verme agisca perché, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non lo possiamo. Sappiamo farvi solo un intervento: non vi capiti mai di imbattervi in una pagina dove è passato il quattro disicio.


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