Il senso delle parole

La vita ha senso.

Quello che dici non ha senso!

Studiare, oggi, ha ancora senso?

Certe persone mi fanno senso...

 

In italiano, qualcosa ha senso; in inglese, qualcosa fa senso. It makes sense. Perché questa differenza? Sembra che all’opera, dentro la lingua, ci siano due punti di vista differenti: per il primo, il senso esiste prima della cosa; per il secondo, la cosa esiste prima del senso. Dalla nostra prospettiva di italofoni, una certa cosa o affermazione o azione acquisisce un senso (il quale è a essa preesistente) se in qualche modo merita di acquisirlo. Nell’espressione to make sense è invece presente l’idea che il senso venga creato, che venga posto in essere: la qualità della frase o dell’atto o dell’oggetto sta dunque nella sua capacità di generare un senso che prima non esisteva.

Naturalmente, la cultura italiana è di matrice umanistica e idealistica, mentre la cultura anglosassone è di matrice illuministica e pragmatistica. Questo diverso retaggio, probabilmente, sta alla base della differenza in questione. Il creatore dell’idealismo, Platone, sosteneva che le cose reali seguissero alle (e non precedessero le) idee delle cose reali. Uno dei più influenti filosofi del linguaggio anglosassoni, J. L. Austin (1911 - 1960), è stato il primo a spiegare come le parole (gli “atti linguistici”) creino le idee che compongono la nostra realtà: la frase I promise to do it non parla di una promessa, ma è la promessa stessa. 

Forse alle stesse cause è dovuta anche la differenza tra to make a decision e prendere una decisione: in italiano, la decisione in qualche modo esiste già, quindi deve essere presa, con un atto di volontà; in inglese, essa va creata, forgiata con il ragionamento.

(SCARICA L'ATTIVITA' DIDATTICA PER GLI STUDENTI CHE DESIDERANO ESERCITARSI CON "AVERE SENSO" E "FARE SENSO")

www.italianalingua.it


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