Il nuovo periodo ipotetico

 

Se lo chiamassimo meglio, lo capiremmo meglio.

E se lo capissimo meglio, lo chiameremmo meglio!

 

I diversi tipi di periodo ipotetico, nella tradizione degli studi di grammatica italiana così classificati: “della realtà”, “della possibilità”, “dell’irrealtà”, a mio parere andrebbero invece divisi in due gruppi:

- “ipotesi atemporale” (se io fossi ricco, comprerei tante cose), la quale può essere sia “possibile” che “impossibile” (se io fossi più colto, farei bella figura al circolo; se io fossi una donna, amerei gli uomini). In essa, lo scenario ipotetico è del tutto mentale, quindi fuori dal tempo, non essendo collocato né nel presente, né nel passato, né nel futuro;

- “ipotesi temporale” (se vai al bar, prendimi un cornetto; se fossi stato intelligente, avresti studiato il cinese a partire dai due anni di età), la quale può essere di due tipi:

- “reale”, ossia inquadrata in un contesto di azione concreta, spesso pianificata, un contesto collocato nel presente o nel futuro: se parti per un lungo viaggio, devi portarti molti soldi non enuncia solo un’ipotesi, ma realizza un consiglio concreto, dato in un contesto in cui un viaggio sta venendo effettivamente pianificato. Se insulti una persona, non puoi aspettarti che ti saluti quando la incontri è un rimprovero mirato a migliorare un comportamento, non è una riflessione teorica. Spesso, in questa tipologia di periodo ipotetico, la congiunzione condizionale “se” assume un significato molto simile alla congiunzione temporale “quando”: se mio marito non mi aiuta in casa, non ce la faccio ha quasi lo stesso significato di quando mio marito non mi aiuta in casa, non ce la faccio, frase da cui si distingue appunto per il suo appena visto valore performativo, consistendo in una concreta lamentela e non in una semplice descrizione di una dura realtà;

- “irreale”, perché lo scenario ipotetico prende forma nel passato: se non avessi lasciato Michelle quand’ero giovane, oggi sarei il Presidente.

Dunque, a mio modo di vedere i due nuovi gruppi individuati - atemporale e temporale - vanno a loro volta suddivisi in due sottogruppi, per un totale di quattro: “ipotesi atemporale possibile”, “ipotesi atemporale impossibile”, “ipotesi temporale reale”, “ipotesi temporale irreale”.

Dal punto di vista formale, non c’è differenza tra l’atemporale possibile e l’impossibile, esprimendosi entrambe le ipotesi attraverso la combinazione congiuntivo imperfetto + condizionale presente:

- se fossi più gentile, sarei più popolare;

- se fossi un genio, sarei meno popolare.

Del resto, in questo tipo di ipotesi il confine tra possibilità e impossibilità non può essere definito sempre in modo netto, anche se ciò non significa che tale confine non esista affatto.

V’è invece differenza formale - perché c’è una chiara differenza tra agire concretamente e rivolgere lo sguardo al passato - tra i due sottogruppi “temporali”, quello “reale” ricorrendo al modo indicativo (presente o futuro), quello “irreale” alla combinazione congiuntivo trapassato + condizionale composto:

- se quest’anno studierai di più, d’estate ti porterò a fare una bella vacanza;

- se prendi lo sciroppo, poi ti leggo una storia;

- se non avessi fatto l’insegnante, ti saresti risparmiato molto stress.

Puoi esercitarti nel periodo ipotetico con questi esercizi

(a cura di Alberto Cassone)


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