Fine e causa (nella lingua e fuori)

 

 (Aristotele contempla il busto di Omero, Rembrandt, 1653)

 

 

Una proposizione finale sembra essere completamente diversa da una proposizione causale:

studio per ottenere il diploma (finale)

sono in prigione per avere falsificato il diploma (causale)

ma a volte le due nozioni non appaiono così chiaramente distinte:

lavoro per avere le cose di cui ho bisogno (finale)

lavoro perché ho bisogno di cose  (causale).

In questa seconda coppia, la causa (il bisogno di cose) genera implicitamente un fine (avere le cose). Possiamo avere anche casi contrari, in cui è il fine a generare la causa:

studio per ottenere il diploma (finale)

studio perché desidero ottenere il diploma (causale)

lavoro per pagarmi le vacanze dell’anno prossimo (finale)

lavoro perché voglio pagarmi le vacanze dell’anno prossimo (causale).

Dal punto di vista linguistico, la distinzione sembra sempre abbastanza chiara (in quasi tutti gli esempi visti, la preposizione per introduce una finale, la congiunzione perché una causale); ma, se ci spostiamo su un piano extralinguistico, vediamo come il fine e la causa non siano nozioni completamente separabili (nella filosofia, ad esempio, è celebre la nozione di causa finale, concepita da Aristotele come ciò che indica la direzione del movimento e lo scopo per il quale la causa efficiente è sollecitata ad agire).

 

Esercitati nell'uso delle proposizioni finali e causali con questa attività.

www.italianalingua.it   

  


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