ITALIANA - Lingua e Cultura

Diario ludico-linguistico del Professor Alberto

Martedì 10 settembre 2019"Un sonetto".

Il sonetto è un componimento poetico formato da 14 versi in rima, suddivisi in quattro strofe.

Ieri notte, scartabellando in soffitta tra ricordi di scuola e di gioventù, seduto in mezzo a cartoline, fotografie e fogli protocollo, lettere d’amore e d’odio, ritagli di giornale, biglietti di concerti e di viaggi in treno, quaderni scritti fitti fitti e diari scarabocchiatiimmature poesie su fogli strappati e stravaganti racconti su fradici bloc-notes, ho trovato qualcosa di valore: un sonetto, d’autore anonimo, chissà come in casa mia giunto. Lo trascrivo qui:

 

Paese dolce il nostro sì sonante

è, ove si parlano infiniti idiomi;

se alcun di lor bislacchi e buffi han nomi

(Ogliastrino, Pantesco, Sarrabese)

 

nessuno d’essi eguaglia in buffità

quell’idioma bislacco anzi trislacco

che aprendosi passivo come uno sciocco sacco

dall’insigne lingua inglese rigonfiar si fa.

 

Chi lo chiama Angl’Italiano, chi Itanglese

(un meeting sulla scelta certo non mancherà);

ciò nonostante è chiaro che il suo impiego

sottintende un know-how d’alto livello.

 

Non si capisce? Allor meglio mi spiego:

l’idioma è sulla lingua, l’idiota è nel cervello.

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Mercoledì 31 luglio 2019. "L'importanza di tradurre ernestamente". (Read this page in English).

Quante volte non siamo andati a vedere un film (che successivamente abbiamo scoperto o saputo essere bello) a causa del suo titolo, o siamo andati a vederne uno orrendo per la medesima e inversa ragione?

Le traduzioni dei titoli di libri, film, opere teatrali non sono sempre facili. Come rendere "The Importance of Being Earnest"? Qualcuno ha provato, intelligentemente, con "L'importanza di essere Franco", ma non ha attecchito. E il classico di Jane Austen, "Sense and sensibility"? L'italiano "Ragione e sentimento" rende solo in parte l'idea.

In molti casi, riguardanti i film, le traduzioni però non sarebbero affatto così difficili - e in verità non si tratta più di una versione italiana del titolo in inglese, bensì di un altro titolo, per ragioni, evidentemente, di marketing.

Talvolta gli effetti sono esilaranti:

 

TITOLO ORIGINALE

VERSIONE ITALIANA

How to lose friends & alienate people

Star system - se non ci sei non esisti

Ruthless people

Per favore, ammazzatemi mia moglie

Eternal sunshine of the spotless mind

Se mi lasci ti cancello

The myth of fingerprints

I segreti del cuore

The sound of music

Tutti insieme appassionatamente

Analyze this

Terapia e pallottole

The boat that rocked

I love Radio Rock!

Son of Flubber

Un professore a tutto gas

40 pounds of trouble

Venti chili di guai.. e una tonnellata di gioia!

I ought to be in pictures

Quel giardino di aranci fatti in casa

Sudden impact

Coraggio.. fatti ammazzare

Easy virtue

Un matrimonio all’inglese

Biloxi blues

Frenesie .. militari

No reservations

Sapori e dissapori

Intolerable cruelty

Prima ti sposo poi ti rovino

Extreme prejudice

Ricercati: ufficialmente morti

Pentathlon

Giochi pericolosi

Metro

Uno sbirro tuttofare

The offence

Riflessi in uno specchio scuro

War gods of the deep

20.000 leghe sotto la terra

Fireflies in the garden

Un segreto tra di noi

Jingle all the way

Una promessa è una promessa

Unfaithfully yours

Un’adorabile infedele

Curtain call

Amori e ripicche

Terms of endearment

Voglia di tenerezza

Town and Country

Amori in città… e tradimenti in campagna

The Manxman

L’isola del peccato

Rumor has it…

Vizi di famiglia

Something to talk about

Qualcosa di cui sparlare

The ghost writer

L’uomo nell’ombra

Margot at the Wedding

Il matrimonio di mia sorella

Deck the halls

Conciati per le feste

Knight and Day

Innocenti bugie

Away we go

American life

Keeping Mum

La famiglia omicidi

Body double

Omicidio a luci rosse

The mirror has two faces

L’amore ha due facce

Haevnen (vendetta)

In un mondo migliore

Intouchables

Quasi amici

Mon pire cauchemar

Il mio migliore incubo

Heart Condition

Un fantasma per amico

Adaptation

Il ladro di orchidee

Bullet to the head

Jimmy Bobo

Woman on Top

Per incanto o per delizia

Le dernier trappeur

Il grande nord

Brassed off

Grazie, signora Thatcher

Romancing the stone

All’inseguimento della pietra verde

Music and Lyrics

Scrivimi una canzone

Goya’s Ghosts

L’ultimo inquisitore

Salmon fishing in the Yemen

Il pescatore di sogni

The Shipping News

Ombre dal profondo

Unconditional love

Insieme per caso

Man about town

Il diario di Jack

Midnight Cowboy

Un uomo da marciapiede

Delivrance

Un tranquillo weekend di paura

Jeremiah Johnson

Corvo rosso non avrai il mio scalpo

Hero

Eroe per caso

We’re the Millers

Come ti spaccio la famiglia

The Rewrite

Professore per amore

King of California

Alla scoperta di Charlie

Jack the Bear

Un errore piccolo piccolo

Forse i più affascinanti, in questa lista, sono i titoli italiani in inglese: "I love Radio Rock!" per il film "The boat that rocked"; "American life" per "Away we go".

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Martedì 23 luglio 2019. "Quando si viaggia all'estero". (Read this page in English)

Quando si viaggia all’estero, auto-costringendocisi a divertirsi tanto e a vedere tutto, un comico diversivo anti-stress può tornare utile. Niente di meglio, allora, che dedicare un po’ di attenzione in più ai numerosi annunci scritti in “inglese per turisti” e presenti in alberghi e ristoranti. Invece di leggerli scorrendoli rapidamente, leggiamoli con cura…

“This hotel is renowned for its piece and solitude. In fact, crowds from all over the world flock here to enjoy its solitude”. (Questo albergo è rinomato per la sua pace e solitudine. Infatti, folle da tutto il mondo accorrono qui per goderne la solitudine) – Italia

“Invisible service is available for your rest not being disturbed” (servizio invisibile è disponibile per il vostro riposo non sia disturbato) – Cina

“Special cocktails for women with nuts” (cocktail speciali per donne con gli attributi) – Cina

“We take your bags and send them in all directions” (prendiamo le vostre valigie e le spediamo da tutte le parti) – Danimarca

“After the main course, we suggest you sample the tart of the house” (dopo il piatto principale, vi suggeriamo di provare la donnaccia della casa) – Germania

“Take one of our horse-driven city tours – we guarantee no miscarriages” (Venite su uno dei nostri city-tour su carrozze tirate da cavalli – garantiamo che non vi saranno aborti) – Cecoslovacchia

“To stop the drip, turn cock to right” (Per interrompere lo sgocciolìo, girare il coso a destra) – Finlandia

“A sport jacket may be worn to dinner, but no trouser” (è permesso indossare una giacca sportiva alla cena, ma senza pantaloni) – Francia

“Visitors are expected to complain at the office between the hours of 9 and 11 am daily” (ci aspettiamo che gli ospiti si lamentino all’ufficio tutti i giorni  tra le 9 e le 11) – Grecia

“Is forbidden to steal towels please. If you are not person to do such thing is please not to read notis” (essere proibito rubare asciugamani per favore. Se lei non persona da fare cosa simile, per favore non leggere annunsio) – Giappone

“Members and Non-Members only” (riservato ai membri e ai non-membri) – Messico

“Ladies are requested not to have children in the bar” (si pregano le signore di non fare bambini all’interno del bar) – Norvegia

“The lift is being fixed for the next day. During that time we regret that you will be unbearable” (l’ascensore sarà riparato per il giorno seguente. Fino a quel momento, ci dispiace che voi sarete insopportabili) – Romania

“If this is your first visit to the USSR, you are welcome to it” (se questa è la vostra prima visita in Unione sovietica, siete benvenuti) – Russia

“Here speeching American” (qui si discorsa americano) – Spagna

“Standing among savage scenery, the hotel offers stupendous revelations. There is a French widow in every room” (situato in uno scenario bestiale, l’albergo offre rivelazioni stupefacenti. In ogni stanza c’è una vedova francese) – Italia

(Creato da Alberto Cassone – ALL CREDITS TO: “THE SECRET LIFE OF THE ENGLISH LANGUAGE”, by Martin H. Manser, Orion Books, 2007)

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Lunedì 22 luglio 2019. "La lingua itanglese".

 

Esercita la lingua e la... pazienza.

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Giovedì 21 marzo 2019. "Gli avvocati e la fiducia".

Se ne parlava da tempo, ma pare che ora sia ufficiale: a partire dalla prossima edizione, i tre dizionari di italiano Treccani, Zingarelli e Garzanti sostituiranno il termine „fiducia“ con la voce „avvocato“. L’Accademia della Crusca ha espresso un parere favorevole allo spirito di questa sostituzione, facendo però notare come sarebbe consigliabile evitare la ripetizione del lemma „avvocato“ in due luoghi diversi del dizionario (la prima volta tra „avvocaticchio“ e „avvocatorio“, la seconda tra „fidicine“ e „fiduciale“). Gli Accademici hanno pertanto suggerito di ricorrere a una soluzione più semplice, sopprimendo la voce „fiducia“ senza rimpiazzarla con null’altro. Si attende ora il parere degli avvocati.

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Venerdì 30 novembre 2018. "Femminismo e maschilismo, femminilismo e maschismo: la semantica è storica".

 

Femminismo:

s.m. - movimento sorto nel XIX sec., per rivendicare

alle donne la parità di diritti politici, giuridici e

sociali con i maschi

(Dizionario Italiano De Mauro).

 

Maschilismo:

s.m. - atteggiamento culturale e sociale

basato sulla presunta superiorità

dell'uomo sulla donna

(Dizionario Italiano De Mauro).

 

Alla definizione di “femminismo” data dal De Mauro bisognerebbe aggiungere: “e per attribuire agli uomini la parità di doveri domestici e genitoriali con le femmine”. Ad ogni modo: perché i significati di questi due termini apparentemente speculari sono così divergenti, uno essendo così positivo, l’altro così negativo? Non stiamo parlando delle connotazioni negative o positive di queste parole, ma proprio dei loro significati base, ossia delle loro denotazioni. Evidentemente, la semantica (ossia, il significato dei segni linguistici) non è autonoma, o meglio, non è ricavabile semplicemente  tramite la logica: le condizioni storiche e sociali, le correnti politiche e le elaborazioni ideologiche fanno sì che, in uno scenario di conflittualità professionale e domestica tra i due sessi, stare dalle parte dei maschi sia un fatto negativo, stare da quella delle femmine un fatto positivo. Entrambi i termini, infatti, nascono come espressioni del punto di vista femminista (“femminismo” nel 1896, “maschilismo” nel 1937).

C’è anche da dire che, per quanto riguarda il significante (ossia, la forma del segno linguistico), non vi è un vero e proprio parallelismo tra “femminismo” e “maschilismo”, il primo termine derivando dall’aggiunta del suffisso “-ismo” a un sostantivo, il secondo dalla sua aggiunta a un aggettivo.

Si potrebbero dunque prendere due piccioni con una fava, mettendo a posto allo stesso tempo i significati e i significanti, grazie a due neologismi: “maschismo” e “femminilismo”. Il primo significherebbe: “movimento che sorgerà nel XXI o, al più tardi, nel XXII sec., per rivendicare agli uomini la parità di diritti, nella sfera domestica e genitoriale, con le femmine, nonché per attribuire alle donne la parità di doveri politici, giuridici e sociali con i maschi”. Il secondo sarebbe così definito dal Dizionario De Mauro: “atteggiamento culturale e sociale basato sulla presunta superiorità della donna sull’uomo”.

Grazie a questi neologismi, si instaurerebbe anche un perfetto parallelismo formale: la coppia dei sostantivi derivati dagli aggettivi, ossia “maschilismo - femminilismo”, esprimerebbe i significati negativi; l’altra coppia (“femminismo” - “maschismo”) i significati positivi.

Ma lo so bene, la mia è solo una sciocca utopia: la linguistica non può sostituire la storia e la politica.

 

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Mercoledì 28 novembre 2018. "Il napoletano è una lingua germanica?"

Quand’ero bambino, all’inizio degli anni Ottanta, i miei cugini pugliesi mi raccontarono la seguente barzelletta:

- Un uomo napoletano, dopo aver vissuto per alcune settimane a Londra, torna a casa e racconta. “Gli Inglesi sono pazzi!”, dice ai suoi amici e parenti, curiosi di sapere qualcosa su quel mondo lontano. “Hanno delle strade grandissime, ma le chiamano stritt! Hanno degli autobus incredibili, a due piani, ma li chiamano bass. I cavalli, li amano tantissimo, ma li chiamano ors. E poi, le loro donne... sono bellissime, ma le chiamano uomen!!”

Queste somiglianze scherzose, in alcuni casi puri parti della fantasia, in altri in qualche modo etimologicamente “motivate”, sono rese possibili non dal fatto che il dialetto napoletano sia una lingua germanica come l’inglese (è una lingua neolatina, ovviamente, come quasi tutti i dialetti parlati nella penisola italiana), ma dal fatto che il lessico inglese sia pieno zeppo di termini di origine non germanica, bensì, appunto, neolatina (romanza). La lingua dei Normanni, dominatori della Gran Bretagna per diversi secoli durante il basso Medioevo, era infatti una lingua romanza.

Lo sapevate già? E conoscevate già la barzelletta, quindi non avete riso?  O forse non avete riso neanche la prima volta che l’avete sentita raccontare?

Fatemi sapere, scrivendomi a: italianalinguaecultura@gmail.com.    

 

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Martedì 11 settembre 2018. "La lingua e le regole: intuizione e riflessione, parlato e scritto".

Le discussioni fra chi sostiene che, per apprendere una lingua, bisogna impararne consapevolmente le regole e chi, al contrario, ritiene che le regole siano già insite nella lingua e che, pertanto, sia sufficiente praticarne l’uso, nascono da un equivoco.

Infatti, le regole che permettono a una lingua di funzionare sono state create dalle persone appartenenti alla relativa comunità linguistica nel corso di secoli o millenni, agendo su due diversi livelli, il primo intuitivo: i parlanti regolano, armonizzano, sistematizzano la loro produzione orale, molto gradualmente e quasi inconsapevolmente, per raggiungere i loro fini comunicativi ed espressivi; il secondo consapevole: gli scriventi, per migliorarne l’armonia, l’efficacia e la sistematicità, riflettono sulla lingua, trovano soluzioni, scelgono una possibilità, ne scartano un’altra, ne creano una nuova.

Il piano consapevole è perciò dominio privilegiato, seppur non esclusivo, della lingua scritta e può arrivare fino alla creazione di grammatiche, ossia di liste o sistemi di consigli, raccomandazioni e regole; le grammatiche (nell’immagine, la grammatica forse più importante nella storia della lingua italiana: Le prose della volgar lingua di Pietro Bembo) rappresentano uno strumento delicato, essendo da un lato il punto più maturo che la riflessione sulla lingua possa raggiungere, dall’altro un pericolo per la futura evoluzione naturale della lingua stessa.

Il piano intuitivo, relativo soprattutto alla lingua parlata, vede all’opera diversi gradi di consapevolezza: l’armonizzazione e il miglioramento espressivo di una lingua possono progredire, nell’uso dei parlanti, sia grazie a quelle scelte fonetiche, lessicali e morfosintattiche istintive compiute da singoli le quali, pur venendo recepite dalla collettività, non emergono immediatamente alla coscienza di alcun suo membro, sia grazie a scelte più riflesse, che implicano una più o meno alta dose di consapevolezza e che possono, a volte, funzionare da ponte con il piano cosciente della lingua scritta (quando una lingua scritta esiste).

Questa evoluzione intuitiva della lingua è intelligente, ma di un’intelligenza differente da quella in opera nella riflessione consapevole; pertanto, perché una lingua sia valorizzata fino a esprimere in pieno tutte le sue potenzialità, è necessario conservare un equilibrio tra i due piani, evitando che l’uno prenda il sopravvento sull’altro.

 

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Venerdì 13 luglio 2018. "Preposizioni e posizioni (geografiche)".

Secondo molti importanti linguisti, preservare le parlate locali comporta sempre un arricchimento della lingua nazionale.

Ho sempre creduto lo stesso anch’io, finché non ho avuto un’illuminazione che, invece di schiarirmele, le idee me le ha annebbiate. Come spesso accade di recente, è stata una frase di mia figlia (tre anni di età) ad accendere la strana lampadina del dubbio: le avevo appena detto che poteva mettere a posto “il libro nella libreria” e la sfrontatella mi ha così corretto: “Ma no, papà! Si dice sulla libreria”.

Naturalmente, la piccola linguista non intendeva suggerire che il libro dovesse essere posato sopra la libreria; la sua correzione si spiega con il fatto che la pupattola sta crescendo a Foligno, comunità linguistica al cui interno la preposizione “su” viene utilizzata in maniera assolutamente eccessiva, almeno per l’orecchio di un parlante italiano standard:

abbiamo studiato sulla stessa università

lo scrittore ne parla su quel libro

lei recita su quel film

dimmelo sull'orecchio.

Ne consegue che il sistema preposizionale di un parlante italiano folignate (ma il fenomeno, in forma meno estesa, è presente anche in altre località dell'Umbria) è leggermente più povero - per quanto riguarda i complementi di luogo - di quello di un parlante italiano standard, a causa dell’espansionismo di “su”, preposizione che si sostituisce spessissimo a “in” e ad “a”, relegandole a un ruolo di comprimarie (interessanti esempi di fenomeni analoghi aventi luogo in altre aree linguistiche si trovano nella voce “Lingua e dialetti italiani” dell’Enciclopedia Treccani online, curata da Luca Serianni: http://www.treccani.it/enciclopedia/lingua-e-dialetti-italiani_%28Enciclopedia-Italiana%29/ ).

Quello appena descritto è dunque un caso che suggerirebbe un’interpretazione del rapporto tra lingua e dialetto diversa da quella ottimisticamente esposta da molti linguisti; chi custodisce gelosamente la propria facoltà di impiegare, a seconda delle occasioni, il dialetto locale o la lingua nazionale potrebbe ritrovarsi, in alcuni casi, a parlare, involontariamente, una lingua più povera e non più ricca.

Naturalmente, non è mia intenzione generalizzare e sostenere che i dialetti vadano combattuti: ho voluto soltanto presentare un fenomeno che potrebbe porre la questione sotto una luce leggermente diversa rispetto a quella che oggi va per la maggiore. La mia domanda è: quale “politica” dobbiamo adottare con i nostri figli piccoli in situazioni simili a quella appena descritta? Dobbiamo insistere affinché parlino in italiano standard o dobbiamo essere tolleranti rispetto alla loro adozione di usi linguistici propri della comunità in cui crescono (usi aventi un importante valore identitario, ossia di riconoscimento reciproco), anche quando ci sembra che tali usi possano comportare un impoverimento del loro linguaggio?

Fatemi sapere la vostra opinione, scrivendomi a: italianalinguaecultura@gmail.com.

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Martedì 5 giugno 2018. "Emoji Dick?"

‘Le emoticon erano nate negli anni Ottanta per accompagnare le parole con una sorta di punteggiatura mimica. Gli emoji (inventati in Giappone negli anni Novanta) puntano a sostituire le parole, creando un nuovo esperanto. Alla Library of Congress di Washington si trova già Emoji Dick, traduzione integrale del capolavoro di Melville. Ed è stato pubblicato anche in Europa il romanzo che l’artista cinese Xu Bing ha scritto usando solo emoji: nella versione francese il titolo suona come Una storia senza parole. Nel frattempo - a partire da un’idea di Francesca Chiusaroli, Johanna Monti e Federico Sangati - c’è una comunità che in Twitter sta lavorando alla prima traduzione di Pinocchio in “emojitaliano”.

Dalle parole alle immagini, dal logos al logo. “Torna alla moda la scrittura geroglifica”, scriveva profetico Leopardi nel 1821, “e i sentimenti e le idee non si vogliono più scrivere ma rappresentare, e non sapendo significare le cose colle parole, le vorremo dipingere e significare con segni”’.

(Giuseppe Antonelli, La lingua in cui viviamo, Rizzoli, 2016)

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Martedì 6 febbraio 2018. "Inglese americano: istruzioni per l'uso".

Nel suo esilarante saggio “America – istruzioni per l’uso” (1978), Paul Watzlawick dedica un intero capitolo alla questione della lingua inglese americana, il cosiddetto American English. Il capitolo si intitola “Da Vœrdi a Caprìh, da Modìhna a Ms” e ve ne regaliamo alcuni estratti (ritagliati da GoogleBooks: il testo, naturalmente coperto da diritti d'autore, a volte è tagliato o sovrapposto; inoltre esso, dopo essere salvato sul vostro pc, deve essere ruotato di 90 gradi).

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Martedì 14 novembre 2017. "Una guerra tra le parole e le immagini: unite dal cinema, separate da un film".

Il cinema unisce sempre – fatta eccezione per il muto - parole e immagini, ma nel film “Words and Pictures” (di Fred Schepisi, 2013) le due forme di espressione entrano in conflitto, a causa della divergenza di opinioni tra due insegnanti e artisti - uno scrittore e una pittrice, naturalmente. La loro “guerra” intellettuale ci aiuta a riflettere sulle diverse qualità della letteratura e della pittura, forme d’arte entrambe capaci di incantarci, guidarci e illuminarci.

 

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Martedì 4 luglio 2017. "Fantozzi, il congiuntivo e il condomino". 

Abito a Foligno, all'ultimo piano di uno dei palazzi più alti della città. Qualche giorno fa, un condomino mi ha lasciato prendere l’ascensore prima di lui (nonostante vi fosse giunto prima di me), avendo notato come non ci fosse, forse, abbastanza spazio per tutti e tre (avevo la bimba con me, seduta nell’ingombrante passeggino).

Normalmente il condomino finge di non vedermi e rifiuta spietatamente di ricambiare il saluto, ma quando i suoi estranei-condomini gli si presentano alla vista in forma di mamma/papà con bimbo/bimba, diviene improvvisamente cortese (il saluto, naturalmente, è rivolto esclusivamente alla bimba o al bimbo). Il fatto più interessante, l’altro giorno, non è stato però il suo comportamento, bensì il suo linguaggio.

Non so se in seguito a una lunga pratica del non rispondere o del generale e costante tacere, oppure a causa di un fraintendimento della satira fantozziana, il suo congiuntivo esortativo (imperativo formale) nel lasciarmi passare avanti per prendere l’ascensore è stato uno splendidamente serio “vadi, vadi”.

Mi piacerebbe pensare che i film su Fantozzi abbiano generato un effetto collaterale: portare alcuni Italiani a credere che le forme “dichi”, “vadi”, “facci” e simili siano corrette. Se questo fosse verosimile, sarebbe possibile aprire una bella polemica tra intelligenti, appartenente alla stessa serie in cui si inserisce quella su “La vita è bella” (il film di Benigni ha insegnato al pubblico qualcosa di sbagliato sui lager? O intendeva presentare scene e situazioni in un modo che suggerisse il loro non dover essere interpretate alla lettera?); ma temo che il congiuntivo del mio condomino abbia altre spiegazioni.

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Mercoledì 24 maggio 2017. "ELOGIO DELL'INDOMANI".

Ci son parole e frasi

che non usiamo più - e facciamo bene:

meglio dire “la speranza” che declamar “la speme”.

Ma “il giorno dopo” non ci fa forse temere

d’esser divenuti nani

sapendo che gli avi nostri, anzi, i giganti

usavan dire “l’indomani”?

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Lunedì 26 settembre 2016. "Troppo tardi per imparare le lingue straniere?"

Totò (il più popolare e amato attore italiano, nato a Napoli nel 1898 e morto a Roma nel 1967) mostra la sua competenza nelle lingue straniere: conversazione in francese ("je teng una zia, ell'è vedov parce que le morrò le marì"), lessico cinese ("serajevo, niccosia"), lingua inglese ("non adesso, la sto ancora studiando: tra un anno sì"). Guardalo nel video:

https://www.youtube.com/watch?v=7wStWoEmdWY

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Lunedì 12 settembre 2016. "Cani amanti del quieto vivere, cani in perpetuo confltto... dove sta la verità?"

"Cane non mangia cane", si dice in italiano. "It's a dog-eat-dog world", recita l'inglese. Sembrerebbe che le due lingue - anzi, le due culture - non vadano d'accordo sull'esistenza o meno del "canibalismo"...

In realtà, il proverbio italiano si riferisce agli uomini potenti, già arrivati, mentre la massima in lingua inglese riguarda la gente comune, che sgomita per giungere al potere, per arrivare.

Nessuna contraddizione, quindi - solo uno sguardo sul mondo, con gli occhi dei cani, sì, ma da due punti di vista differenti.

 

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Martedì 9 agosto 2016. "Scandire, scannare, scansionare o scannerizzare? Basta che alla fine lo fai..."

Vogliamo chiedere un favore a un collega: può appoggiare un foglio sullo scanner per poi... scandirlo... scannarlo... scannerizzarlo...? Uhm... forse è meglio che facciamo da soli.

"Scandire" è corretto, ma non è pienamente fedele all'azione che descrive, perché esprime digitalità, quando invece il "fare una scansione" (altra forma, anzi costruzione, corretta) rende pienamente l'analogicità suggerita dalla macchina, lo scanner, macchina che in verità (nella sua comunicazione con il computer) agisce in modo discreto, digitale; essa compie però un movimento continuo, analogico - e la risoluzione ormai è così alta che "scandire" (verbo che porta in sé la connotazione, per ogni italiano, della pronuncia discreta, a salti, di sillabe o parole) non è, appunto, fedele alla continuità, all'analogicità di fatto, dell'azione. 

"Scansionare", non riportato dai dizionari Treccani e De Mauro, è un compromesso tra le esigenze di economia linguistica (è più rapido della soluzione ideale, "fare una scansione", e - considerando il contesto in cui si usa - la rapidità è necessaria) e di appropriatezza linguistica, in quanto mantiene un legame semplice e diretto con il sostantivo italiano “scansione”, mentre "scannerizzare" sarebbe improprio perché - in realtà - significherebbe qualcosa di simile a "trasformare in uno scanner"; in particolare, la formazione di un verbo realizzata attraverso l’aggiunta  della desinenza italiana “-izzare” alla desinenza inglese “-er” – desinenza inglese a sua volta impiegata per trasformare il verbo inglese “to scan” in un sostantivo – colpisce in modo negativo l’orecchio italiano. Quest’ultima obiezione vale anche per la forma corretta ma non comune “scannerare”, mentre la forma “scannare”, anch’essa presente nei dizionari, deve essere evitata perché omonima di un altro vocabolo italiano dal significato completamente diverso. Consiglio, pertanto, “scansionare” oppure "fare una scansione".

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Venerdì 13 maggio 2016. "L'orribile lingua tedesca". 

Questo pamphlet umoristico di Mark Twain si intitola "The Awful German Language" ed è dedicato a tutti gli studenti di tedesco. La prefazione è in tedesco, il testo in inglese. Puoi scrivermi, a: italianalinguaecultura@gmail.com, la tua opinione su questa lingua (e sull'apprendimento di questa lingua).

"Surely there is not another language that is so slipshod and systemless, and so slippery and elusive to the grasp. One is washed about in it, hither and thither, in the most helpless way; and when at last he thinks he has captured a rule which offers firm ground to take a rest on amid the general rage and turmoil of the ten parts of speech, he turns over the page and reads, 'Let the pupil make careful note of the following exceptions'. He runs his eye down and finds that there are more exceptions to the rule than instances of it. So overboard he goes again, to hunt for another Ararat and find another quicksand". (Mark Twain, "The Awful German Language", Appendix D in "A Tramp Abroad", American Publishing Company, 1880).

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Venerdì 6 maggio 2016. "L'inglese perso in Irlanda".

Da "La lingua colora il mondo" di Guy Deutscher, un passaggio che chiarisce come non esistano lingue più 'difficili da imparare' di altre.

"Sarei lieto di pesarvi la complessità totale di qualunque lingua, ma non ho idea di dove trovare una bilancia, e nessun altro ce l'ha [...] Il fatto è che non uno dei linguisti che professano il dogma dell'uguale complessità ha mai provato a dare una definizione di complessità linguistica totale. [...] 'Non potremmo per esempio decidere che la complessità di una lingua è definibile come la difficoltà che pone agli stranieri che la imparano?' Ma quali stranieri esattamente? Il problema è che la difficoltà di apprendere una lingua straniera dipende in maniera decisiva dalla lingua madre del discente. Se vi capita di essere norvegesi imparare lo svedese è una passeggiata [...] se siete di lingua madre thailandese, il cinese è meno ostico dello svedese o dello spagnolo. In breve, non esiste alcun metodo chiaro per definire un criterio generale di complessità linguistica totale basato sulla difficoltà di apprendimento, poiché - come nel caso della distanza da percorrere per raggiungere una certa destinazione - tutto dipende da dove si parte. (L'inglese della nota storiella lo imparò a sue spese quando un brutto giorno si perse nelle lande remote dell'Irlanda. Dopo aver guidato per ore in cerchio percorrendo viottoli di campagna deserti, alla fine avvistò un uomo anziano che camminava sul ciglio della strada e gli chiese come tornare a Dublino. 'Se dovessi andare a Dublino - fu la risposta - non partirei da qui'). (Guy Deutscher, "La lingua colora il mondo", Bollati Boringhieri, 2016 - ed. orig. Through the Language Glass. How Words Colour your World, 2010). 

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Martedì 26 aprile 2016. "Esilarante Estratto".

Dalla serie TV di culto Fawlty Towers, grazie a YouTube, possiamo guardare e ascoltare un esilarante estratto, capace di sfruttare la comicità insita nei False Friends e in generale nelle assonanze tra lingue diverse. Il link è qui: https://www.youtube.com/watch?v=H-oH-TELcLE, mentre a seguire puoi leggere il testo dei dialoghi:

- Manuel!
- Sí señor?
- There - is - too - much - butter - on - those - trays.
- Qué?
- There is too much butter “on those trays”.
- No, no, no, Señor!
- What?
- Not, not 'on- those- trays'. No sir - 'uno dos tres.' Uno... dos... tres...
- No, no, no. Hay mucho burro allí!
- Qué?
- Hay... mucho... burro... allí!
- Ah, mantequilla!
- What? Qué?
- Mantequilla. Burro is... is... iih ooh!
- What?
- Burro, burro... iih ooh!
- Manuel, Manuel, po-por favor, momento...
- Sí, sí...
- What's the matter, Basil?
- Nothing, dear, I'm just dealing with it.
- He speak good... how do you say...?
- English!
- Mantequilla... solamente... dos...
- Dos?
- Don't look at me. You're the one who's supposed to be able to speak it.
- Two pieces! Two each! Arriba, arriba!!
- Sí, señor. Gracias, señor, adios.
- I don't know why you wanted to hire him, Basil.
- Because he's cheap and keen to learn, dear. And in this day and age such...
- But why did you say you could speak the language?
- I learnt classical Spanish, not the strange dialect he seems to have picked up.
- It'd be quicker to train a monkey.

 

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Sabato 20 febbraio 2016. "La grammagica italiana" (a cura del Mago Adverbius). Visita questa pagina se credi che la grammatica non sia scienza ma magia.

 

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Venerdì 22 gennaio 2016.  "Non è mai troppo presto per iniziare ad amare la propria lingua".

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Giovedì 21 gennaio 2016. "Lo stupiduniversitario".

Perché creare uno “stupiduniversitario”? Perché l’Italia, oltre a vantare la prima università dell’epoca moderna (Bologna, 1088), può vantare anche la prima università dell’epoca neo-medievale. Continua a leggere.

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Sabato 26 dicembre 2015.  “Fonetica ed espressione del dolore: i dittonghi”.

Come dice bene Lupo Alberto, i dittonghi fanno male: soprattutto i dittonghi "discendenti" (quelli in cui la "i" o la "u" si trovano in seconda posizione: ai, oi, ei, ui, au, eu...).

Per fortuna, esistono anche i dittonghi "ascendenti", con "i" o "u" in prima posizione: "ia", "ie", "io", "iu", "ua", "ue", "ui", "uo". Essi possono esprimere estrema gioia, causata da un trionfo ("ie"!!), oppure estrema volontà di disturbare l'adulto, manifestata da un bambino ancora in fase prelinguistica: "ue"!!!

A parte gli scherzi, e per approfondire la natura del dittongo, il sito web della Treccani dimostra come sempre di essere il migliore nel campo:
http://www.treccani.it/enciclopedia/dittongo_(La-grammatica-italiana)/

 

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Venerdì 18 settembre 2015.  “Traduzione e interpretazione”.

 

“Translation is not a matter of words only: it is a matter of making intelligible a whole culture”.

(La traduzione non è solo una questione di parole: si tratta di rendere comprensibile un’intera cultura).

(Anthony Burgess, 1917 -1993)

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(Blog di Alberto Cassone)