CI piace o non CI piace?

La particella “ci” è un grande problema per gli studenti stranieri di lingua italiana. Eppure spesso i problemi non sono altro che delle opportunità mascherate.

Che ci fai qui?

In questa frase, un elemento tra “ci” e “qui” sembra superfluo. Proviamo a eliminarlo e chiediamoci: “che fai qui?” e “che ci fai?” hanno lo stesso significato di “che ci fai qui?”?

Niente affatto; che fai qui? ha un significato molto semplice (“che cosa fai in questo luogo?”); che ci fai? significa invece “che cosa fai con questa cosa?” mentre che ci fai qui significa “perché sei qui? Dovresti essere in un altro luogo”.

Dunque, l’aggiunta della particella “ci” alla frase interrogativa che fai qui? ne amplia e modifica radicalmente il significato. Com’è possibile? La risposta è semplice: la lingua colloquiale (di cui la particella “ci” è un elemento frequentissimo) ha l’abitudine di sintetizzare molte idee in poche parole, o - altrimenti detto - di esprimere idee complesse con parole semplici. Che ci fai qui? è proprio un’espressione appartenente alla lingua colloquiale. Vediamone altre simili:

Ci stai?

Ecco un’altra costruzione tipica della lingua parlata. Essa significa: “sei d’accordo sul fatto di giocare questo gioco secondo queste regole?” Estremamente sintetica, dunque. Naturalmente, nella nostra riformulazione i termini “giocare” e “gioco” sono usati metaforicamente, potendo indicare qualsiasi attività svolta in più di una persona.

Ci pensi?

“Ti rendi conto di quello che sarebbe potuto accadere?”

Ci sei o ci fai?

“Sei veramente così come sembri adesso o stai solo fingendo di esserlo?”

Ci tengo.

“Questo è veramente importante per me”.

Ci sono rimasto male.

“Non mi aspettavo che le cose andassero così e ne sono deluso”.

Ci prendiamo una birra?

“Che ne dite di passare del tempo insieme bevendo birra?”

Ce l’hai una ragazza?

“è bene avere una ragazza; tu ne hai una?”

Ce l’ho con te!

“è a te, non a un’altra persona, che mi sto rivolgendo - e non per parlare di cose piacevoli!”   

Ci do dentro.

“Mi impegno in questa cosa senza risparmiare energie e senza alcun distacco”.

Che c’entra?

“Qual è la relazione tra queste due cose? Secondo me, non c’è alcuna relazione”.

Non ce la fa.

“Anche impegnandosi, non riesce a realizzare quella cosa”.

Ci sai fare.

“Sai cosa si deve fare e riesci a farlo”.

Da quell’orecchio non ci sente.

“è inutile cercare di comunicare con lui su quel tema, perché, a causa sua, non funzionerà”.

  

La particella “ci” è dunque un mezzo semplice per dire cose più complicate; questa sua natura le consente, al di là delle questioni di registro colloquiale o formale, di “tappare dei buchi linguistici”, ossia di aiutare a formulare idee che la lingua, a causa della sua imperfezione, non riuscirebbe altrimenti a esprimere se non a prezzo di un eccessivo dispendio di risorse linguistiche.

 

www.italianalingua.it


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