Ama il prossimo tuo, anche se lontano

 

 

L’hanno chiamato passato prossimo

credendo che ingenui noi fossimo

“ho pensato”, “ho riflettuto”, “ho ragionato”

e infine ho capito, che il suo nome è sbagliato.

 

Il fatto che si chiami “passato prossimo” complica inutilmente la vita agli studenti che desiderano imparare a usare bene questo tempo verbale.

L’aggettivo prossimo, infatti, fa pensare subito a un passato non distante, specialmente in contrapposizione al passato remoto.

Ma confrontiamo le due frasi seguenti:

a) Ben Gurion fondò, nel 1948, lo Stato di Israele (fondò: passato remoto).

b) Le crisi economiche si possono affrontare meglio di come stiamo facendo noi oggi. L’ha dimostrato Roosevelt, con il suo New Deal, in vigore dal 1933 al 1937 (l’ha dimostrato: passato prossimo).

La maggiore o minore distanza dal presente dell’evento descritto, evidentemente, è irrilevante. La differenza sta nella percezione della rilevanza dell’evento nella realtà presente.

c) Stalin ha fatto processare e uccidere decine di avversari politici, negli anni Trenta. Come puoi pensar bene di lui?

d) La Repubblica Italiana nacque nel 1946.

Chiaramente, un evento più distante sarà con maggiore probabilità percepito come irrilevante, oggi, rispetto a un evento più recente; ma la lingua non si fa con le statistiche e il criterio per la scelta non è quantitativo.

Scrivendo, si riflette di più, pertanto può venir più naturale esprimere la percezione di una distanza rispetto al presente; la lingua parlata preferisce, perciò, il passato prossimo (ci riferiamo all’italiano standard e non alle varianti regionali), mentre la scritta permette una maggiore libertà di scelta tra le due opzioni.

In effetti, a pensarci bene, tutti gli eventi di cui si parla sono già passati (a meno che non siano semplicemente immaginati, come ad esempio i progetti futuri, o che avvengano sempre, come ad esempio l’attrazione gravitazionale fra due corpi). Il presente, da questo punto di vista, non è altro che il momento in cui se ne sta parlando. Ma quanto dura, il momento? Un secondo, un’ora, un giorno, due secoli? Questo è il parlante a deciderlo; così facendo, egli include o esclude l’evento dal presente. Se lo include, può usare il passato prossimo (in inglese, il present perfect); se lo esclude, il passato remoto (simple past).

 

www.italianalingua.it   


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